Concordato Preventivo Biennale 2026-2027: le insidie del rinnovo e l’effetto domino sulle sanatorie
Il rinnovo del Concordato Preventivo Biennale (CPB) per il periodo 2026-2027 e l’accesso al correlato ravvedimento speciale per gli anni 2020-2023 presentano profili di criticità tecnica che richiedono un’attenta valutazione preventiva.
Come evidenziato dalla lettura incrociata dell’articolo 28 del Decreto Omnibus (D.L. 148/2026) e del D.Lgs. 13/2024, la stabilità dei benefici collegati al rinnovo è strettamente legata alla tenuta del precedente accordo biennale.
I principali profili di rischio emersi:
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Invalidatione della qualifica di “rinnovo”: Qualora, successivamente alla formalizzazione dell’adesione per il biennio 2026-2027, dovesse intervenire una causa di decadenza dal concordato relativo al biennio 2024-2025, viene meno il presupposto giuridico del rinnovo. L’opzione si riqualificherebbe come “prima adesione”.
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Rischio di decadenza dal ravvedimento speciale: La possibilità di affrancare le annualità dal 2020 al 2023 mediante l’imposta sostitutiva del ravvedimento speciale è riservata esclusivamente ai soggetti ISA che “rinnovano” l’adesione al patto. L’eventuale perdita del primo concordato mette quindi a diretto rischio la validità della sanatoria effettuata per gli anni pregressi.
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Perdita del regime premiale esteso: L’effetto domino travolgerebbe anche le premialità aggiuntive riservate ai contribuenti fidelizzati.
Alla luce di questa interdipendenza normativa, la scelta di accedere al rinnovo non può prescindere da una verifica rigorosa e da un audit sulla completa regolarità del percorso relativo al biennio 2024-2025.
Fonte: Italia Oggi

