Patti di famiglia: trattamento fiscale più favorevole nel passaggio generazionale
Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC), insieme alla Fondazione Nazionale di categoria, ha diffuso un importante studio che analizza la recente evoluzione interpretativa dell’istituto del patto di famiglia, alla luce delle più recenti pronunce della Corte di Cassazione e della prassi dell’Agenzia delle Entrate.
La novità di maggior rilievo riguarda il trattamento fiscale relativo alle somme o ai beni con cui l’assegnatario dell’azienda (o delle quote partecipative) liquida gli altri legittimari non assegnatari. In base al nuovo orientamento, ai fini dell’applicazione dell’imposta sulle successioni e donazioni si deve fare riferimento esclusivamente al rapporto di parentela intercorrente tra il disponente (es. il genitore) e il legittimario non assegnatario, e non più a quello tra l’assegnatario (es. il fratello) e il non assegnatario.
Questo mutamento di prospettiva garantisce benefici fiscali rilevanti per le famiglie imprenditoriali:
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Franchigie più elevate: si applica la franchigia prevista per la linea retta (fino a 1 milione di euro per ciascun beneficiario in caso di genitori/figli);
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Aliquote più contenute: la liquidazione sconta l’aliquota del 4% (tipica del rapporto genitore-figlio) anziché quella del 6% prevista per i trasferimenti tra fratelli.
La chiarificazione rende il patto di famiglia uno strumento sempre più attrattivo, sicuro e fiscalmente efficiente per gestire la governance societaria e la continuità dell’impresa nei passaggi generazionali.
Fonte: Italia Oggi

