Scissione societaria e bancarotta: per la Cassazione occorre la prova della reale spoliazione
Con la sentenza n. 31399/2026, la Corte di Cassazione è tornata a perimetrare i confini tra operazioni straordinarie d’impresa e responsabilità penale-societaria, stabilendo un principio di fondamentale importanza: la scissione societaria e la distrazione patrimoniale non sono automaticamente equivalenti.
I giudici di legittimità hanno chiarito che la sola riduzione del patrimonio della società scissa — qualora questa sia successivamente ammessa a liquidazione giudiziale — non basta a integrare il reato di bancarotta fraudolenta.
Per addivenire a una condanna penale, il giudice deve accertare in concreto se l’operazione abbia comportato un’effettiva ed estrema spoliazione dell’ente, privandolo dei fattori produttivi essenziali per la prosecuzione dell’attività.
I criteri guida indicati dalla Suprema Corte per la valutazione dell’operazione prevedono:
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Analisi congiunturale: verifica della situazione economico-finanziaria al momento della scissione;
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Logica industriale: valutazione della fondatezza e della coerenza imprenditoriale del progetto di riorganizzazione;
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Valutazione ex ante: la pericolosità per le ragioni dei creditori deve essere parametrata rigorosamente al momento in cui l’operazione è stata disposta.
Ne consegue che l’eventuale insuccesso economico successivo o il sopraggiunto dello stato d’insolvibilità non possono, da soli, convertire ex post una legittima scelta strategica di riorganizzazione aziendale in una condotta penalmente rilevante.
Fonte: Il Sole 24 Ore

